mercoledì 5 aprile 2017

Marzo in libri

Marzo è passato da qualche giorno, giusto il tempo necessario a tirar le somme mensili e, complessivamente, sono molto soddisfatta. 


D'esordio è stato il romanzo Ti ho vista che ridevi di Lou Palanca, del quale vi ho parlato qui


Totalmente avvincente è stato La verità sul caso Harry Quebert  di Joel Dicker. Il romanzo è un giallo ambientato nella cittadina di Aurora nel 2008, dove, con numerosi flashback, ci si ritrova catapultati nel 1975, quando vi fu la scomparsa di una giovane ragazza. Di vitale importanza, è l'amicizia fra l'aspirante scrittore Marcus Goldman e il letterato Harry Quebert; di fatti, ciascun capitolo del libro è basato sui numerosi consigli che il professore dà al suo alunno, al fine di guidarlo nella complessa arte della letteratura. 

Probabilmente, il thriller è abbastanza prolisso, con una struttura particolare, ma la storia è accattivante e ricca di colpi di scena, capace di rapire il lettore e intrappolarlo nei molteplici segreti dei protagonisti. 

Impara ad amare i tuoi fallimenti, Marcus, perché saranno loro a formarti. Saranno i tuoi fallimenti a dare sapore alle tue vittorie. 

Infine, ho piacevolmente scoperto Per dieci minuti di Chiara Gamberale, scrittrice e conduttrice italiana. Il breve testo ha come protagonista Chiara, una giovane trentenne che vive da sempre nel suo paese natio, con il suo primo amore e alle prese con il suo tanto amato lavoro. Tuttavia, è costretta ad affrontare l'improvvisa e totale rottura della sua idilliaca vita, catapultandosi in una complicata crisi personale. Infatti, la repentina interruzione della consuetudine la getta nella necessità di scoprirsi e comprendersi realmente, cosa che è possibile solo con l'accettazione del dolore e l'apertura verso il nuovo. Dunque, Chiara mette da parte le sue paure, il suo essere restia e il suo egoismo per (ri)cominciare a vivere realmente.  
E ho scoperto di essere sopravvissuta. Ci sono rimasta un po' male, all'inizio; mi è sembrato quasi di tradire anch'io Mio Marito ricominciando a respirare, a mangiare, a scrivere. A sopravvivere, appunto.  

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