martedì 29 marzo 2016

Oggi vi racconto.. Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij




Fëdor Dostoeveskij scrive Le notti bianche durante la sua giovinezza e fu pubblicato nel 1848. E' un racconto breve, sentimentale, il cui nome è dato dal periodo dell'anno noto come, appunto, notti bianche, ossia quando il sole tramonta dopo le 22.

Breve ma intenso, il romanzo narra la storia di un uomo, il quale tutte le sere esce dal suo rifugio voluto, dal suo isolamento, per camminare fra le vie di San Pietroburgo. Primo ossimoro è, esattamente, quanto appena detto: se da un lato si apre la città, composta da grandi vie, popolate da numerose persone, dall'altro emerge l'essere solitario, schivo, sconosciuto a tutti ma che conosce, a sua volte, chiunque. E' tale dettaglio a presupporsi come l'incarnazione letteraria dell'ideale romantico: un uomo emarginato ma forte sognatore, il quale, si presta al sogno, a far vivere i suoi sentimenti esclusivamente in esso, rendendolo possibile, vivo, quando è l'occhio vigile a posarsi su un dettaglio e la mente a galoppare libera.
I quattro capitoli, ciascuno rappresentato da una notte diversa, fanno da scena al suo incontro con una donna, Nasten'ka, che rende possibile l'unico suo contatto con un altro essere umano. Non è indifferente, anzi, come sia scatenante tale evento: è capace di risvegliarlo dal torpore in cui per anni il giovane aveva vissuto, portandolo alla comprensione di quanto avesse perso e a gettarsi nel forte sgomento che questo provoca.
(..) e dico: come volano velocemente gli anni! E di nuovo chiedo a me stesso: che hai fatto, dunque, dei tuoi anni? Dove hai seppellito i tuoi giorni migliori? Hai vissuto o no? Guarda, dico a me stesso, guarda come si fa freddo nel mondo.
In seguito al risveglio, allo scontro fra ciò che fu solo desiderato, sognato e la mera realtà, si susseguono una serie di riflessioni, da parte del protagonista; difatti, il crogiolarsi nei sogni ha condotto esclusivamente all'amaro in bocca, ad un rimorso del non vissuto. Nasten'ka è, pertanto, la molla che lo fa 'scattare agli attenti' e che gli rende palpabile la vaghezza della realtà, l'illusione che questa indossa con classe.

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