domenica 21 febbraio 2016

Oggi vi racconto.. Yerma di Federico García Lorca



Federico García Lorca nasce nel 1898 a Fuente Vaqueros e diviene, in seguito, simbolo dell'Andalucía. Malgrado ciò, persiste in egli sempre il desiderio di andar via, di fuggire; pertanto, si reca a Madrid, dove vivrà, poi, nella "residencia de los estudiantes", luogo in cui si forgiavano le menti spagnole più forbite dell'epoca. Qui, ha una relazione con Salvador Dalí, il quale tuttavia lo rinnegherà, dal momento che la paura del regime dittatoriale di Francisco Franco sarà superiore anche ad un sentimento puro quale l'amore. Dalí, in seguito, si avvicina a Luis Buñel e da tale unione nasce El perro Andaluz, un cortometraggio che diverrà poi il più significativo di tutto il periodo surrealista, ma contenente un chiaro riferimento al poeta García Lorca. 
Federico continua a viaggiare, arrivando perfino a New York, le cui considerazioni a riguardo sono riscontrabili ne El poeta en Nueva York.

Scrive opere per ogni genere, dal teatro alla poesia al romanzo, ma tutte hanno un elemento in comune: sono testi scomodi per il regime che ormai, inevitabilmente, avanza sulla penisola iberica. Conseguenza è che chiunque dapprima lo circondasse va ad abbandonarlo; dopotutto, era un omosessuale dichiarato e politicante di sinistra, motivo di abiezione e ripudio.

I principali protagonisti delle sue opere rispecchiano, pertanto, il suo essere e sono los marginados dell'epoca: gitani, omosessuali, donne. 

Yerma è un'opera di teatro che fa parte della trilogia rurale, insieme a Bodas de Sangre (1933) e La casa de Bernarda Alba (1934).
Narra la storia di una donna, vittima degli sguardi della gente e del suo uomo. Ella è senza figli, giacché il marito è sterile; tuttavia, per la società e per il coniuge stesso, la colpa è esclusivamente della donna, in quanto bersaglio dell'epoca. Il pregiudizio, il rimorso di cui è vestita la fanno ammalare, la rendono irragionevole al punto che necessita una rinascita, desidera di poter vivere di nuovo e da capo. La soluzione è solo una: uccidere il marito come difesa di un sogno impossibile. 

A mio avviso, perfetta è la ricostruzione della tragedia femminile, il modo attraverso cui Lorca disegna l'amarezza sconcertante derivata dall'insoddisfatto desiderio di esser madre, senza dimenticare l'oppressione costante del popolo che crede di esser Dio sceso in terra. L'opera è piuttosto breve e con pochissimi personaggi, descritti in modo esaustivo e con molte matrici caratteriali.

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