sabato 27 febbraio 2016

Oggi vi racconto.. Frankenstein di Mary Shelley

Mary Shelley inizia a scrivere nel 1816, un anno senza estate a causa dell'eruzione del vulcano in India, il quale provocò un'oscurazione del sole che fu, a sua volta, motivo scatenante di ansie e preoccupazioni varie. Ella si recò nella Villa Diodati, insieme a suo marito Percy Shelley, dove era esule Lord Byron ed il suo fidato medico Polidori. Durante una leggendaria notte di tempesta, i quattro autori si dilettavano nella lettura di traduzioni francesi di alcuni romanzi gotici, ragion per cui Lord Byron decise che ciascuno di loro doveva scrivere un racconto del medesimo genere narrativo. Fu in questa notte, pertanto, che si concepirono Il vampiro di Polidori e Frankenstein di Mary Shelley.
Desiderio della Shelley era una storia che testimoniasse i terrori della nostra anima, che potesse scuotere con orrore e timore il lettore, costretto a guardarsi dentro di se, a far si che si gelasse il sangue nelle vene. Delinea, dunque, un uomo, uno scienziato, dalle cui mani prende vita una creatura, un'orrida figura.

All'interno del classico intramontabile che ormai è divenuto, si incrociano tre generi narrativi: il romanzo epistolare (Robert Walton narra alla sorella Margaret le peripezie del proprio viaggio), biografia (tramite la scrittura di Walton in prima persona, sembra sia Frankenstein a raccontarsi) e confessione (un io narrante della creatura che parla al suo creatore, in Svizzera).

Vi sono, inoltre, collegamenti che vanno al di là della letteratura: vengono nominati famosi alchimisti, si sfocia nella magia nera e nell'arte. Per questi ultimi, si identificano anche elementi del sublime: descrizione dell'altrove, visione della creatura e del paesaggio svizzero, infestato dalla paura. 

Robert Walton, un giovane capitano, intraprende un viaggio, il quale sarà narrato, tramite rapporto cartaceo, alla sorella Margaret. Essendo che gli imprevisti, si sa, non son mai troppi, rimane bloccato con la sua neve fra i ghiacciai, dove scorge una creatura mostruosa
Il giorno dopo, un uomo si avvicina alla sua nave e gli si presenta come Victor Frankenstein; inizia a parlare della sua vita, partendo dall'infanzia felice e dalla sua famiglia, con particolare enfasi circa il tempo speso, con il suo amico Harry Clerval, nella lettura di opere di autori antichi. Tuttavia, la madre e la sorella Elizabeth perdono la vita per aver contagiato la scarlattina e da qui iniziano i suoi studi, i quali presentano un unico fine: costruire una creatura perfetta, un essere dotato di salute e lunga vita. Affronta studi di filosofia naturale, entra nei seminari per sezionare i cadaveri ma tutto ciò non basta: il risultato è un essere sgradevole alla vista, con una forza disumana, pertanto il dottore lo abbandona. 
Il mostro inizia a perseguitare Frankenstein, uccide tutta la sua famiglia, con pretesto un'unica richiesta insoddisfatta ancora: che il dottore gli costruisca una donna simile a lui, con la quale passare il tempo e lenire la sua immensa solitudine. Inizialmente la costruisce ma poi la getta via, per paura. 
La creatura non cede, anzi, si dimostra sempre più impietosa: uccide chiunque circondi il dottore, il quale, esasperato e grondante necessità di vendetta, arriva fra i ghiacci per riscattarsi. 

Da sottolineare è la necessità, da parte del dottore, di uccidere la creatura per un fatto puramente estetico, dal quale scaturisce inoltre il suo ripudio: l'essere genera dentro se odio e malvagità, condizionate dal disprezzo e dalla rabbia rivoltagli solo per il suo aspetto fisico.
Perché, distruggendo le mie speranze di bene, non davo soddisfazione ai miei desideri. Sempre essi erano vivi e ardenti: bramavo amore e amicizia, e ogni volta ero ripudiato. Non era ingiusto tutto ciò? Solo io debbo essere giudicato criminale, quando tutta l'umanità ha peccato nei miei confronti?
Evergreen della letteratura, sempre attuale.

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