giovedì 12 novembre 2015

Oggi vi racconto.. La luna e i falò, Cesare Pavese



Cesare Pavese, scrittore e poeta, caposaldo della letteratura contemporanea italiana, è per me un odi et amo.
La luna e i falò viene pubblicato nell'aprile del 1950 ed è l'ultimo romanzo di Pavese. Ambientato nell'immediato dopoguerra, presenta la storia di Anguilla con una serie di rievocazioni passate, dovute al ritorno del protagonista in terra natia, e tempi presenti, in cui si svolge il tutto. Proprio grazie alle prime, vediamo affiorare Nuto, amico intimo del protagonista, e le figlie del proprietario della fattoria della Mora: Irene, Silvia e Santa. Il suo è un triste rimpatrio perché troppo è mutato e conseguente è il non riconoscersi nella sua memoria, nel suo vissuto.
Proprio come con il mio primo incontro con Pavese, per le prime cento pagine circa, mi è rimasto estraneo, tant'è che il mio unico desiderio era quello di finirlo il più presto possibile. Difatti, inizialmente, questa lettura non era altro che un'accozzaglia indefinibile di frasi gettate lì, senza costruire una vera e propria trama, e reputavo una salvezza la struttura in brevi capitoli. Era un pensiero che mi dettava fastidio, noia.. non capivo come un fondamento letterario potesse tanto annoiarmi.

Mi sbagliavo, in pieno.

La verità è apparsa dopo aver superato queste prime pagine di consuetudine, quando i volti delle tre sorelle, del passato in generale di Anguilla sono apparsi davanti ai miei occhi. Ed è così che inizia il racconto di una parte della società durante uno dei periodi più bui della storia mondiale, il ritratto di un'epoca, dove, per esempio, le donne, descritte come eleganti, graziose, sicure di se, divengono vittime di un invincibile destino che le conduce allo sfascio di se, chi per malattia, chi per vanità.
- Cosa te ne fai?- gli avevo detto - Non comprate già il giornale?- Sono libri, - disse lui, - leggici dentro fin che puoi. Sarai sempre un tapino se non leggi nei libri.

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