domenica 13 settembre 2015

Oggi vi racconto.. "Castelli di rabbia", Alessandro Baricco


Alessandro Baricco, noto volto della narrativa italiana contemporanea, porta alla luce il romanzo Castelli di rabbia nel 1991, dalla casa editrice Rizzoli.

L'opera, ambientata in Europa nel 1800, è considerata come un assortimento di storie umane, ognuna incomparabile ad una seconda; inoltre, non solo può esser definita 'solo' come romanzo, ma anche libro storico, poiché tratta eventi e fatti con attinenza tecnico-scientifica.
La cittadina, Quinnipak, in cui tutte le storie convergono, è immaginaria, “è un luogo che invano cerchereste sulle carte geografiche”. Tuttavia, durante la lettura dell'intero libro, è facile imbattersi in dettagliate descrizioni, le quali permettono di conoscere ed innamorarsi di personaggi allo stesso tempo “strambi” e pieni di vita, tenendo perfettamente sotto gli occhi tutti i paesaggi, le case, le facce, i desideri ed i destini.

Il protagonista è Dann Rail, imprenditore ed amante della velocità, dettaglio non sotto valutabile per l'età in cui la storia prende piede. Difatti, per massima velocità, nel 1800, non si ha che quella raggiungibile dalla locomotiva, a cui si accosta la sua passione, nonché ossessione: partire per un tempo conosciuto a nessuno in luoghi lontani. Proprio al ritorno di uno dei suoi viaggi, il primo presentatoci nel libro, torna con un regalo particolare: un bambino di otto anni, figlio suo e di una donna, conosciuta in uno dei suoi cammini. Mormy, così si chiama, ha una peculiarità del tutto fuori dalla norma, nonché saper bloccare la realtà attraverso lo sguardo e la mente, potendo così assaporare ogni singolo dettaglio. Moglie del signor Rail, è Jun Rail, una bellissima ed intrigante donna.
La loro storia d'amore inizia durante un incontro al molo - ove Jun si reca per spedire un libro, partendo ella stessa in luogo ignoto - ed è raccontata da Baricco tramite una splendida ed incisiva locuzione: 
Perché c'era qualcosa, tra quei due, qualcosa che in verità doveva essere un segreto, o qualcosa di simile. L'unica cosa che spesso risultava evidente, anzi quasi sempre, e forse sempre, l'unica cosa era che in quel che facevano e in quello che erano c'era qualcosa - per così dire - di bello. 
Fu in questo incontro, in questa circostanza, che il signor Rail conobbe Jun, la quale perse la prima nave ed anche le successive per trentacinque lunghi anni; tuttavia, sebbene la partenza non andò in porto, ella conservò sempre il libro poiché inquadrava la storia d'amore con il suo Dann come una deviazione del suo viaggio, proprio come due rotaie.

Altri personaggi straordinari sono Pekish, Pehnt e la vedova Abegg. Il primo è un personaggio del quale non ci è dato saper molto circa il suo passato, neanche il suo reale nome. Egli è il direttore dell'orchestra di paese, un'orchestra particolare, poiché ogni componente suona una nota, sempre la stessa, senza l'uso di strumenti. Pehnt vive aspettando che la sua giacca, l'unica cosa che lo lega alla sua reale famiglia, gli stia a pennello. La vedova Abegg vive ricordando il suo defunto “quasi – marito” il comandante Charlus Abegg. Infine, non per minore importanza, va citato anche il celebre architetto Hector Horeau, il quale cerca il signor Rail per una fornitura di enormi lastre di vetro, al fine di consentire la costruzione del Crystal Palace.

Cosa ricordare di questo libro? Beh, se non altro, le varie incredibili avventure che si susseguono a Quinnipak: dai signori Rail, vittime di un amore eterno, alle bande musicali, dal signor Pekish, capace di dirigere l'umanofono, al Crystal Palace, distrutto dalle fiamme, ad Elizabeth, la locomotiva che viaggia su un binario lungo trenta centimetri.

Son tutte incantevoli assurdità che accompagnano i lettori in un viaggio, in una lettura, dolcemente infinita che lascia chiunque sospeso e mai deluso.

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